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PSICOLOGIA

Disegno di un fratello e una sorella che litigano e si fanno i dispetti
di Francesca Maffei, responsabile del servizio di psicologia ospedaliera AOU Meyer

Se osserviamo due fratelli per un’intera giornata assisteremo ad escalation di affettività e complicità alternate a liti furibonde in cui spesso si chiamano in causa gli adulti, i genitori, i nonni, in qualità di giudici esperti ai quali viene chiesto di ascoltare le versioni dell’accusa, della difesa e di decidere chi ha ragione. Questo vale per i bambini più piccoli, ma anche per gli adolescenti, in questo caso le liti tra fratelli sono molto frequenti e, spesso, molto esplosive.

“Nonna, lui mi ha fatto questo”, oppure: “Papà, fai qualcosa. Non vedi cosa mi ha fatto?”, “Ecco mamma, dai sempre ragione a lei!”.

Molti genitori raccontano che il rapporto tra fratelli è forte, stretto e molto altalenante. “Sono molto uniti, si vogliono un gran bene e non possono fare meno l’uno dell’altro, ma spesso litigano ferocemente anche per questioni di poco conto…” I genitori vengono coinvolti, si chiedono se questi scontri sono normali e se possono fare qualcosa. La risposta al primo quesito è sì, sono normali (se periodici): il rapporto tra fratelli e sorelle è emotivamente intenso, si è al tempo stesso complici, alleati, rivali e oggetti d’invidia. Il legame tra fratelli è forte e questo legame è attraversato da emozioni intense e contrastanti proprio perché entrambi percepiscono che il legame è solido e può reggere grossi scossoni senza la preoccupazione di perdere l’altro. I litigi occasionali quindi fanno parte dello sviluppo del rapporto tra fratelli e li aiuta anche a scoprire parti di sé, a definirsi di fronte all’altro, a dire cosa si pensa a tenere la propria posizione e a trovare una mediazione e gestione del conflitto in cui entrambe le parti si trovano a fare i conti non solo con le proprie ragioni ma anche con quelle dell’altro. Gli scontri contribuiscono a crescere nella propria autonomia e nelle competenze relazionali. Nel litigio con un fratello ci “sentiamo più sicuri della relazione” allora possiamo azzardare di più, vedere che conseguenze ci sono con la serenità che tutto tornerà come prima, quindi i fratelli possono sperimentare delle modalità relazionali che poi potranno usare negli ambienti extrafamiliari. Quando i figli litigano, i genitori possono dar loro tempo utile a trovare una soluzione al conflitto, se questo invece degenera sempre più il genitore può essere di sostegno insegnando a litigare bene. In primo luogo il genitore deve togliersi da ruolo di giudice che valuta la dinamica degli eventi per stabilire chi ha torto o ragione, il suo ruolo è piuttosto quello di stimolare una discussione costruttiva tra i due, ovvero indurli ad ascoltarsi reciprocamente, in modo che ciascuno abbia lo spazio per comunicare le proprie motivazioni ovvero quello che l’ha fatto arrabbiare, addolorare e offendere in relazione al comportamento dell’altro e abbia modo di fare le sue richieste in modo che l’altro stia in una posizione non di prevaricazione ma di vero ascolto. Se avviene questo lo scontro molto probabilmente si trasformerà in un incontro e i bambini troveranno una possibilità di mediazione… esperienza in genere molto più soddisfacente, in cui ci si sente un po' riconosciuti e accontentati, molto meglio del solo ottenere ragione, che nutre l’ego ma è pur sempre magra consolazione.

Un’altra cosa che i genitori possono è dare dei modelli positivi di discussione e mediazione attraverso l’esempio, è fondamentale ricordarci che impariamo da quello che viviamo piuttosto che da quello che ci viene detto, per cui se due genitori discutono di fronte ai figli è altresì fondamentale far assistere al figlio anche alla fase di mediazione e conciliazione, questo sia perché offre un modello per l’apprendimento sia perché placa l’angoscia che il bambino può sperimentare quando assiste ad una discussione accesa tra i genitori senza sapere poi come è andata a finire.