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PER I NOSTRI FIGLI

di Angela Pittari, pediatra di famiglia

Mi capita spesso, come pediatra di famiglia, di vedere genitori smarriti e preoccupati di fronte a un bimbo che rigurgita spesso, che piagnucola continuamente o in concomitanza della poppata e che bagna decine di bavaglini al giorno, a volte con materiale acido e maleodorante. Mi raccontano di aver adottato tutte le soluzioni possibili (suggerite da parenti e amici esperti) spesso più dannose che proficue e infine, esasperati, dopo aver consultato internet, mi suggeriscono una diagnosi preconfezionata di “reflusso gastroesofageo” con tanto di terapia farmacologica ed esami strumentali da eseguire! È necessario dunque fare un po’ di chiarezza sul significato di questi due termini (reflusso e rigurgito) per evitare al piccolo paziente terapie inutili e spesso controproducenti o, peggio ancora, avviarlo a procedure diagnostiche invasive come l’esofago-gastroscopia o la ph-metria.

Il reflusso viene definito come il passaggio del contenuto gastrico dallo stomaco all’esofago, anche più volte al giorno ed è molto comune sia negli adulti che nei bambini. In questi ultimi (il 70% dei casi si osserva nei primi mesi di vita) si tratta di un fenomeno del tutto fisiologico dovuto all’alimentazione essenzialmente liquida e all’immaturità della valvola tra stomaco ed esofago. Ne consegue una mancata tenuta e, nei momenti di riposo o quando il bambino è sdraiato, i succhi gastrici (acidi) non vengono ostacolati nella loro risalita generando il fenomeno del reflusso che, nella maggioranza dei casi non da sintomi e comunque è destinato a risolversi spontaneamente quando vengono introdotti nella dieta cibi solidi.

Il rigurgito invece è un evento caratterizzato dall’espulsione di saliva e latte non digerito, di solito entro mezz’ora dalla poppata ed interessa la quasi totalità dei lattanti (quello che le nonne definiscono “la boccatina dopo mangiato”). Da un punto di vista meccanico, anche questo come il reflusso, è dovuto all’immaturità fisiologica della valvola gastroesofagea, la differenza consiste nel fatto che il rigurgito si vede perché espulso dalla bocca mentre il reflusso può arrivare ad un certo punto dell’esofago e non essere visibile. Solitamente il rigurgito anche se frequente, non si accompagna ad una riduzione della crescita nè ad alcuna complicanza, è pertanto da ritenersi innocuo come un meccanismo protettivo nei confronti di un’eccessiva assunzione di latte (materno o formulato): lo si osserva infatti, in quei bambini che sono soliti attaccarsi al seno o al biberon con grande voracità. Con la crescita e la susseguente assunzione di cibi solidi, oltre che l’acquisizione della posizione seduta, i rigurgiti diminuiranno progressivamente fino alla scomparsa completa.

La domanda a questo punto è: se il bambino presenta reflusso con rigurgiti frequenti, cosa possiamo fare?
Puntualizziamo che, non essendo una malattia, ma una condizione temporanea con risoluzione spontanea, non occorre fare nessuna terapia né indagini strumentali invasive e inutili. Se il bambino è allattato al seno, proseguire assolutamente con il latte materno, semmai si può interrompere la poppata per pochi minuti, aspettare che il bimbo faccia il “ruttino” e tenerlo in posizione eretta dopo aver mangiato, armarsi di santa pazienza e avere a portata di mano…. tanti bavaglini! Se invece l’allattamento è a base di latte in formula si può scegliere un latte ispessito su preciso consiglio del pediatra.

In rarissimi casi il rigurgito da reflusso gastroesofageo può essere causa di grande disagio per il bambino e la sua famiglia, quando cioè gli episodi sono molto frequenti, anche a distanza dalla poppata, con emissione di materiale francamente acido, irritazione del bambino, pianto e risveglio improvviso in fase digestiva, fino a riduzione progressiva dell’alimentazione con rallentamento della crescita. La consultazione con il pediatra di famiglia, in questi casi, sarà essenziale, poiché una visita accurata del bimbo, poche domande sulle abitudini alimentari, sulla postura e sul contesto familiare del bimbo saranno sufficienti per escludere cause patologiche e/o inviarlo ad un consulto gastroenterologico al fine di eseguire esami ematici e/o strumentali per un maggior approfondimento.