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PSICOLOGIA

di Rosanna Martin, psicologa AOU Meyer

La nascita è un intimo incontro. Lo sguardo, l’abbraccio, gli odori, tutto culla e avvolge il bambino nell’ambiente materno in una esplosione emotiva che coinvolge tutti i sensi. Il primo cibo per il bambino dunque è l’incontro con la madre sia che l’allattamento avvenga al seno sia al biberon: il neonato insieme al latte riceve un doppio nutrimento, alimentare e affettivo. Daniel Stern, psicoanalista, parla di “sintonizzazione affettiva” per descrivere questo incontro. La madre riesce a partecipare all’esperienza del piccolo e a riconoscerne i bisogni e gli stati emotivi. Attraverso questa condivisione, i genitori e il bambino sperimentano un importante momento di sintonizzazione che permette al piccolo di sentirsi compreso e accompagnato tramite questa modalità di incontro anche verso aree sconosciute e temute dal bambino come i processi di crescita. Questo scambio reciproco deve essere in grado di funzionare in tutte le situazioni, dall’afferrare un giocattolo all’aprire la bocca per essere nutrito.

Tutto ciò non è sempre semplice, le normali paure e insicurezze del ruolo materno colgono impreparate le mamme che necessitano in questa prima esplorazione del se’ materno, di un bonario sguardo di incoraggiamento. Donald Winnicott illuminato pediatra psicoanalista degli anni ‘60, non si stanca nei suoi saggi e nelle trasmissioni radiofoniche rivolte alle madri, di formare gli operatori della salute chiarendo che il bisogno delle madri, alla nascita del loro bambino, sia proprio un apporto ambientale che incoraggi la fiducia della madre in se stessa per riuscire a sperimentare la comunicazione e l’intimità con il figlio appena nato, limitando consigli e moniti che spesso fanno sentire la madre inadeguata e si inseriscono nell’area dell’intimità madre bambino interrompendo spontaneità e vicinanza, creando inutili sensi di colpa. Dunque l’alimentazione vista come comunicazione affettiva e il cibo visto come veicolo fondamentale delle numerose emozioni. Man mano che il bambino cresce e si ampliano i suoi orizzonti, lo sguardo del bambino si allarga e anche le emozioni assumono colori più raffinati. Nel corso del tempo il bambino vitale comincia a calciare, gridare e graffiare, anche le gengive a volte provocano dolore e con l’andar del tempo i bambini acquistano l’impulso a mordere, questo è l’inizio di qualcosa che ha un’estrema importanza nella sperimentazione emotiva. Accogliere anche queste emozioni, permette al bambino di sentirsi compreso in tutte le proprie espressioni. Ma se normalmente il bambino è istintivamente spinto verso l’evoluzione, non è detto che lasciare una fase di soddisfazione sia così semplice.

Di solito il bambino procede a piccoli passi e a volte questi passi possono rivolgersi al passato per poi procedere di nuovo in avanti. Il ruolo genitoriale è fondamentale in questa fase chiamata di “riavvicinamento”, reinglobare il bambino nella simbiosi materna, porterebbe il piccolo a una fissazione allo stadio infantile. Ruolo fondamentale del genitore ed emozione fondamentale, è la fiducia nel figlio in ogni stadio di crescita. Nell’alimentazione vi sono delle tappe fondamentali da superare: lo svezzamento, la conclusione dell’allattamento al seno, il passaggio al cucchiaino o al biberon, il passaggio posturale dalle braccia genitoriali al seggiolone, l’autonomia nel cibarsi, i passaggi di consistenza delle pappe fino all’alimentazione di tipo “adulto”. La resistenza alla crescita potrebbe portare ai classici intoppi nei passaggi dell’alimentazione. Ma il superamento di queste tappe può essere complesso sia per il bambino sia per mamma e papà. Non sempre la difficoltà è solo del bambino, non sempre i genitori sono pronti a “perdere” il bebè in fasce. Inoltre nasce la questione della frustrazione, intesa come mancato appagamento di un desiderio. Questa fa parte dello sviluppo anzi “è il più potente catalizzatore dello sviluppo di cui dispone la natura” (Renè A. Spitz). Privare il neonato dell’affetto del dispiacere durante il primo anno di vita è dannoso come privarlo dell’affetto del piacere. Il piacere e il dispiacere hanno un ruolo egualmente importante nel formare l’apparato psichico e la personalità. Togliere il seno materno è inevitabilmente “donare” una frustrazione, continuare a proporre la pappa non ben accolta, è una frustrazione, tutte frustrazioni del desiderio del bambino di stare comodamente accoccolati in una comoda relazione soddisfacente. Ma accompagnare i bambini nella strada della crescita tenendo il fiducioso sguardo verso l’orizzonte, a volte prevede pronunziare il difficile “no”, dare limiti. Proporre e riproporre novità e cambiamenti con calma e fiduciosa determinazione spesso risulta essere una prerogativa più paterna che materna: è anche l’inserimento del padre nella diade madre bambino che permette la crescita e l’evoluzione.
Crescita, evoluzione, cambiamento, cibo-mamma, cibo-babbo, affetti e nutrizione, tutti alimenti necessari per aiutare il bambino nella creazione della propria identità.