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IL GIOCO È UNA COSA SERIA

di Manuela Trinci, psicoterapeuta infantile, direzione scientifica ludo-biblio AOU Meyer

Musica maestro! E che sia musica per stare insieme, per cantare a squarcia gola fra pirouette, involontari battement e appassionati giri di valzer sulla scia di principi e principesse di disneyana memoria. Perché music is for everyone; perché la musica si lega alle prime esperienze e fin dall’inizio ispira consola esalta e commuove. La musica è un elemento naturale della vita stessa. Innato è il senso del ritmo che permette al bebè di abbandonarsi alla voce di nenia che ninna e che nanna, di godere, crescendo, dell’oscillare ampio, inebriante, dell’altalena nonché del movimento veloce, eccitante, del cavallo a dondolo. Il ritmo è racchiuso nelle filastrocche, nel salto della corda, nei girotondi, nelle conte piene di parole ripetute, di rime e di accenti che enfatizzano i gesti delle mani.

E sicuramente ritmo e musica servono come stimolo alla coordinazione motoria, aiutano la capacità di concentrazione e sono indispensabili per imparare ad ascoltare e a riprodurre imitando.

In una qualsiasi ludoteca domestica si rintracciano, in formato più o meno basic, trombe e tromboni, chitarre, fisarmoniche, maracas e tamburelli, xilofoni e grancasse, sebbene per rivelare l’universalità dell’esperienza della musica talvolta siano sufficienti: padelle pentole e mestoli per creare un proprio inconfondibile free style!

Peraltro, in pieno clima darwiniano, già Satis Coleman valorizzava la musica dei bambini omologandola a quella delle civiltà primitive, sostenendo, vale a dire, che quel che può fare e sa fare un primitivo in musica può essere fatto anche da un bambino.

Successivi studi dell’etnomusicologa e antropologa Patricia Shehan Campbell, relativi all’antropologia musicale infantile, hanno evidenziato come tutti bambini portino i propri “doni musicali” - stimoli, canzoni, pensieri sulla musica - alle soglie della coscienza.

Il childlore, sotto insieme del folklore, è stato il filo conduttore che l’ha portata a osservare e ascoltare un piccolo gruppo di bambini nord-americani, annotando come i bambini fin da piccoli possano rispondersi fra loro cantando e cantilenando con la stessa naturalezza con la quale parlano.

La musica “priva di sforzo che stilla da loro - scriverà la Campbell – veicola i loro pensieri, le loro emozioni, allenta o carica le tensioni e permette di stabilire rapporti con gli altri”.

Se a queste osservazioni aggiungiamo i recentissimi gli studi nell'ambito delle neuroscienze, i dati emersi dall’infant research – tutti concordi nell’attribuire alla musica un ruolo fondamentale nello sviluppo neuronale nonché nelle interazioni precoci del bebè - non è difficile comprendere come molti pediatri abbiano avvertito la necessità di avviare un progetto interamente dedicato alla musica, chiamato Nati per la Musica.

Stringere piccole maracas a forma di uovo, battere le dita su un tamburo, colpire le asticelle colorate di uno xilofono, soffiare dentro un’armonica a bocca sono, così, i primi gesti musicali guardati e sostenuti con rispetto dalla famiglia al completo.

E sempre in famiglia si può, tuttavia, osare qualcosa di più originale. In soccorso arrivano i giocattolai con l’invenzione di Klimba e Xyloba. Per la gioia dei nonni-anni-50, si tratta di fare musica costruendo una pista per le biglie. Si inizia con alcuni pezzi di legno, piccole torri, collegati fra loro da asticelle di legno scanalato lungo le quali scivoleranno biglie di legno, di metallo, di vetro oppure di ovatta pressata, così che ogni volta che una delle piccole sfere toccherà le barrette metalliche, accordate alla scala cromatica musicale, l’orecchio si sorprenderà a cogliere la diversità dei suoni che nascono e variano in melodie polifoniche infinite.

Per i più romantici si consiglia, invece, il gioco Gruenspecht, dove – occhi socchiusi e posizione yoga – si lascerà scivolare una sola grossa biglia in legno tra le foglie arcobaleno di un albero in rilievo, producendo in scala suoni morbidi: elastici come il vento.