Contenuto principale

Messaggio di avviso

INFORMATIVA: Per migliorare l'esperienza di navigazione delle pagine, questo sito utilizza cookie tecnici e analitici. Per informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli, leggi la "privacy policy".
Acconsenti all'uso dei cookie?

BUONO A SAPERSI

a cura di Franco Trabalzini, responsabile Otorinolaringoiatria AOU Meyer, e Ruggero Lapenna

Il raffreddore è fastidioso per tutti. Ma soprattutto per i bambini più piccoli, che ancora non hanno imparato a soffiarsi il naso. Per dare loro sollievo, i lavaggi nasali possono essere uno strumento prezioso. Ecco una breve guida al loro utilizzo.

Che cosa sono i lavaggi nasali? I lavaggi nasali sono un antico metodo di automedicazione dell’alto tratto respiratorio che prende origine dalla tradizione medica Ayurvedica (Nari pot). Sono stati adottati dalla medicina occidentale alla fine del diciannovesimo secolo e da allora hanno acquisito enorme popolarità. Nei bambini in particolare sono comunemente prescritti per trattare o prevenire le infezione delle vie aeree superiori. Tuttavia i lavaggi nasali non sono ancora inclusi o vengono solo brevemente menzionati nelle linee guida al trattamento delle infezioni come riniti, rinosinusiti, otiti, faringolaringiti). L’esatto meccanismo d’azione non è certo, ma la maggior parte degli esperti ritiene che si basi innanzitutto sull’effetto meccanico di rimozione delle secrezioni catarrali e di pulizia delle mucose indipendentemente dalla loro salinità. Inoltre faciliterebbero l’allontanamento di mediatori dell’infiammazione, di agenti patogeni e di allergeni. Infine, anche la pulizia mucociliare potrebbe essere positivamente migliorata grazie alle varie componenti saline delle soluzioni comunemente utilizzate.

Servono davvero? E in quale fascia di età? I lavaggi nasali vengono prescritti per limitare l’impatto medico sociale ed economico delle infezioni delle vie aeree superiori e il ricorso ai farmaci (antibiotici, corticosteroidi) in qualsiasi fascia di età, particolarmente nei bambini più piccoli che o per situazioni anatomiche (es. ipertrofia adenoidea) o per incapacità di soffiare correttamente il naso, sono predisposti all’accumulo e al ristagno delle secrezioni mucose a livello delle fosse nasali e del rinofaringe.
Numerosi studi sono stati intrapresi per determinarne l’efficacia. Purtroppo molti di questi hanno notevoli limitazioni metodologiche che rischiano di renderne inconclusivi i risultati. Nei bambini in particolare i risultanti sono addirittura discordanti. Un valido studio su una larga coorte di pazienti pediatrici dimostra comunque un effetto statisticamente significativo dei lavaggi nasali sia nel trattamento delle complicanze nelle fasi acute delle infezioni che nella loro prevenzione primaria.

Come bisogna farli? Esistono numerosi metodi per l’esecuzione dei lavaggi nasali. Negli studi condotti sugli adulti i metodi più efficaci sembrano essere quelli che assicurano elevati volumi di irrigazione, meglio se con l’applicazione di blande pressioni positive (docce nasali comprimibili). Al contrario nei bambini non esiste una precisa definizione del miglior metodo di effettuazione dei lavaggi nasali. Comunemente il dispositivo maggiormente utilizzato è una siringa riempita di soluzioni saline che purtroppo possiede numerose limitazioni. Innanzitutto non garantisce una connessione adeguata con la narice riducendo l’efficacia del lavaggio a causa della quantità di liquido che viene disperso prima che raggiunga la cavità nasale. In più la pressione può variare notevolmente in base alla forza applicata dall’operatore in alcuni casi risultando troppo intensa. Alternative diffusamente impiegate sono rappresentate da gocce nasali o spray pressurizzati.
A nostro avviso anche nel bambino vale il criterio di maggiore efficacia riscontrato nell’adulto, ovvero volumi di irrigazione elevati con lievi pressioni positive. Nel bambino molto piccolo ( di età inferiore ai 12-18 mesi) questo può essere ottenuto con siringhe da 2.5-5 ml con l’applicazione di appositi adattatori nasali che garantiscono il contatto completo con la narice e la regolazione del flusso. In tale fascia di età è consigliabile applicare il lavaggio nasale in posizione supina, con la testa girata su di un lato, nella narice superiore con la siringa inclinata di 45 gradi in alto verso l’orecchio omolaterale osservando la fuoriuscita della soluzione dalla narice controlaterale.
Nei bambini più grandi, con un valido controllo posturale del capo, oltre ai sistemi già descritti, si può ricorrere ad erogatori spray da utilizzare con il capo eretto leggermente flesso in avanti per garantire il lavaggio di entrambe le fosse nasali e del rinofaringe limitando il rischio (seppur limitato e innocuo) di reflusso tubo-timpanico delle secrezioni e di otalgia indotta.
Per quanto riguarda la salinità dei mezzi di lavaggio utilizzati, soluzioni ipertoniche fino al 3% andrebbero predilette in caso di secrezioni più dense grazie al loro effetto fluidificante alternandole a quelle isotoniche (0,9%) per limitarne il potenziale effetto irritativo a lungo termine sulle mucose nasali.

Un capitolo a parte riguarda l’aspiratore nasale: se il bambino non ha imparato a soffiarsi il naso può essere utile? Gli aspiratori nasali comunemente in commercio non vengono abitualmente prescritti dagli specialisti in otorinolaringoiatria. Infatti non sono in grado di rimuovere completamente le secrezioni nasali, soprattutto quelle posteriori a livello del rinofaringe. In più portebbero avere un effetto barotraumatico da trasmissione rino-tubo-timpanica delle pressione negativa. Potrebbero avere un’utilità nella rimozione di secrezione nasale anteriore qualora in abbondante eccesso per poi favorire l’efficacia del successivo lavaggio nasale.
Viceversa l’abilità e l’abitudine del “soffiarsi il naso” devono essere promosse sia perchè tale atto rappresenta un meccanismo naturale di clereance, ma anche e soprattutto perché sostiene la normale maturazione del sistema di ventilazione tubotimpanico prerequisito indispensabile per limitare la ricorrenza e la cronicizzazione di patologie infiammatorie a carico dell’orecchio medio.