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PAROLA DI ESPERTO

a cura di Clementina Canessa, pediatra AOU Meyer
bambino malato

La febbre è una delle situazioni che scatena più timore nei genitori quando un bambino sta male: infatti molti temono che la temperatura elevata possa creare danni al bambino. Invece è importante sapere che la febbre non è pericolosa per se stessa, anzi è un meccanismo di difesa ancestrale del nostro organismo, che serve proprio a innescare le nostre difese immunitarie contro i germi patogeni; inoltre a una temperatura elevate tanti germi smettono di replicarsi. Paradossalmente, sono quindi più pericolose le malattie che non si associano alla febbre. La reazione che porta alla febbre è un meccanismo presente negli organismi viventi che per primi sono comparsi sul nostro pianeta, e se i meccanismi evoluzionistici l’hanno mantenuto, significa che serve a proteggere le specie viventi e favorirne la sopravvivenza.

È importante ricordare che le gravi conseguenze che si possono verificare in corso di malattie febbrili sono causate dalla malattia infettiva sottostante e non dalla febbre. Solo nei bambini molto piccoli, di età inferiore ai 6 mesi e più ancora in quelli di età inferiore ai 3 mesi, se la febbre è elevate, c’è più probabilità di avere una malattia grave.

La febbre quindi non è dannosa di per sè, non deve essere trattata in quanto tale, quindi dobbiamo abbassarla solo quando crea importante malessere al bambino, come irritabilità, insofferenza, disturbi del sonno e dell’appetito: non vi è quindi una soglia oltre il quale dobbiamo somministrare l’antipiretico. Se vogliamo misurare la febbre, si raccomanda di rilevare la temperatura per via ascellare con un termometro digitale e ciò vale anche per i bambini sotto l’anno di età. È ormai noto che i mezzi fisici per abbassare la temperatura, come le spugnature tiepide o il ghiaccio non sono efficaci, anzi possono aumentare il disagio del bambino, quindi non sono raccomandabili. Riguardo ai farmaci da usare, la somministrazione orale è preferibile, infatti l’assorbimento è più costante ed è più preciso il dosaggio in base al peso corporeo; la via rettale è da considerare solo in presenza di vomito.

Gli unici farmaci raccomandati in età pediatrica per trattare la febbre sono paracetamolo e ibuprofene: l’uso combinato o alternato di tali famaci non è raccomandabile, in quanto non incrementa l’effetto di una singola molecola, ma anzi aumenta il rischio di effetti collaterali.

Nei bambini con precedenti convulsioni febbrili talvolta si usa l’antipiretico con l’obiettivo di prevenire le eventuali recidive, ma non c’è nessuna evidenza che l’uso degli antipiretici prevenga le convulsioni. Quindi l’uso di paracetamolo o ibuprofene per la prevenzione delle convulsioni in corso di febbre non deve essere raccomandato. Spesso gli antipiretici sono usati dopo una vaccinazione per prevenire la comparsa di febbre: in realtà tale uso non è consigliato, infatti mancano evidenze scientifiche sulla prevenzione delle convulsioni; inoltre si potrebbe verificare una riduzione della risposta alla vaccinazione. Inoltre bisogna sempre ricordare che l’ibuprofene in alcuni casi può essere anche pericoloso: da un parte, anche se non sovradosato, potrebbe determinare importanti effetti collaterali; dall’altra in alcune condizioni patologiche può avere effetti deleteri sulla malattia in corso, come ad esempio la varicella, la disidratazione, le infezioni delle vie aeree, in caso di terapia con acido acetilsalicilico e in altre condizioni cliniche. Invece, così come il paracetamolo, può essere somministrato in caso di febbre con asma, ad eccezione dei casi in cui sia stata accertata una condizione di asma indotta da paracetamolo o da antinfiammatorio non steroideo. Gli antipiretici in generale, ed in particolare l’ibuprofene, devono dunque essere usati con estrema cautela e secondo indicazioni del pediatra.